Sei di Torino?
Riporto di seguito una mail che ha risvegliato il mio orgoglio sabaudo.
Riporto di seguito una mail che ha risvegliato il mio orgoglio sabaudo.
A forza di studiare ho perso la memoria a breve termine. Consulto il calendario ogni 5 minuti perchè dimentico la data e oggi ho chiesto alla Coinquilina dove stesse andando almeno tre volte. Sono abbastanza sicura che mi abbia risposto, ma nonostante ciò continuo a ignorarlo. Credo di aver bisogno di una pausa.
In questi giorni gli studenti protestano contro un decreto che intende ridurre il personale universitario. Una delle rivendicazioni riguarda la possibilità dei giovani meno abbienti di accedere alla ricerca. Mi chiedo se questa possibilità sia mai realmente esistita. Le borse di studio non bastano neppure a coprire i costi dei libri e molti studenti sono costretti a lavorare comunque. Così non hanno tempo per studiare, restano indietro con gli esami e le perdono quasi subito. Nel frattempo i ragazzi di buona famiglia proseguono gli studi senza problemi. Qualche volta hanno persino diritto alla riduzione delle tasse, perchè i loro genitori sono stimati profesionisti che guadagnano anche 100 euro all’ ora, ma non fanno la ricevuta. Raramente chi lavora riesce a laurearsi, ma continua a pagare le tasse per anni. L’ università italiana si comporta al contrario di Robin Hood: ruba ai poveri per dare ai ricchi. Chi riesce a studiare malgrado le difficoltà economiche si laurea in ritardo e non ha certo la possibilità di concorrere per un dottorato di ricerca.
Devo trattare meglio i miei occhiali. Dimentico sempre di pulirli e risolvo il problema utilizzando mezzi impropri. Una volta mi sono fatta prestare un fazzoletto di carta. Dopo qualche minuto però mi sono accorta che qualcosa non andava. Il fazzoletto conteneva un balsamo per non irritare il naso e invece di pulire le lenti le avevo sporcate. Sono andata in giro a tentoni tutta la sera, un po’ come Marylin Monroe in quel film: "Come sposare un milionario".
E’ primavera. Il sole splende, gli uccellini cinguettano… e io sono chiusa in casa a studiare.
E’ strano come la più banale delle frasi possa mettere in discussione le nostre certezze. Ogni volta che sento dire: "Le donne hanno perso la loro femminilità" da qualche maschio nostalgico, mi sento di colpo meno femminile. Riflettevo appunto su questo fatto nel corso di una passeggiata, quando la mia attenzione è stata catturata da un uomo. Camminava a pochi passi da me, cercando di mettere in tasca un piccolo oggetto di forma cilindrica. Forse a causa della fretta, il cilindro è caduto a terra producendo un suono inconfondibile. Stupita, l’ ho osservato mentre rotolava nella mia direzione. Labello stick, alias burro di cacao. Chissà, ho pensato scacciando finalmente i miei dubbi, forse non sono le donne che hanno perso la loro femminilità. Forse sono gli uomini che ce l’ hanno rubata.
Non bastava il telefono che filtra le chiamate benchè nessuno glie l’ abbia chiesto, doveva mettercisi anche il telefonino. Due giorni fa ho deciso di attivare l’ offerta "100 sms verso TIM per trenta giorni". Per qualche oscura ragione, al posto dei 100 sms mi sono ritrovata con 50 mms che non posso utilizzare perchè, essendo tecnologicamente tirchia, ho un telefonino vecchissimo. Ovviamente mi sono rivolta al servizio clienti. L’ operatore è stato gentilissimo. Mi ha detto che l’ errore sarebbe stato presto corretto e che avrei ricevuto un sms di conferma. Purtroppo però c’ è stato un secondo errore, perchè ho ricevuto altri 50 mms.
Da sempre destesto i luoghi comuni. Ho l’ impressione che agiscano come mine antipensiero, polverizzando con la loro banalità qualsiasi obiezione. Qualche tempo fa, curiosando in una libreria dell’ usato, ho scovato un piccolo libro di Flaubert, "Dizionario dei luoghi comuni". E’ stato amore a prima vista. Non ho potuto far altro che acquistarlo e iniziare immediatamente a leggerlo. E così ho scoperto un altro aspetto dei luoghi comuni. Sono in grado di sopravvivere agli uomini che li diffondono, attraversando i secoli e le distanze. Grazie a Flaubert, però, credo di aver finalmente trovato una strategia per affrontarli: l’ ironia.
Ogni anno, giunta alla vigilia di San Valentino, cado in uno stato di profonda tristezza. Il problema non è tanto la mia vita sentimentale, quanto una fastidiosissima allergia al cioccolato. Temprata da ben quattro lustri di rinunce, sono abilissima a resistere alle tentazioni, eppure anche le persone più disciplinate hanno un limite. Il mio coincide con l’ inizio di Febbraio, quando a Torino compaiono ovunque manifesti di CIOCCOLATO’, annuale festa del cioccolato. Come se non bastasse, l’ approssimarsi di San Valentino segna l’ inizio di un’ aggressiva campagna pubblicitaria a colpi di cioccolatini, mentre le vetrine espongono dolci sdolcinati per innamorati golosi. E’ a questo punto che la mia ferrea volontà si incrina, spingendomi a divorare compulsivamente qualsiasi sostanza zuccherina in giro per casa. L’ unica consolazione è che, trattandosi di una crisi temporanea, la mia linea non ne risente.
Esiste una teoria secondo la quale anche gli oggetti possiedono un’ anima. Per quanto affascinante, mi è sempre parsa troppo fantasiosa per essere vera. Almeno finchè il mio telefono ha deciso di non rispondere più a certe chiamate. Sembra che una delle amiche di mia madre non gli sia molto simpatica, perchè si comporta in modo strano quando lei cerca di telefonarci. Anzichè squillare, emette suoni ambigui che terminano in una specie di lamento finale. Alzare la cornetta è inutile, perchè dall’ altra parte non si sente un bel nulla. All’ inizio pensavo che si trattasse di un guasto, ma poi mi sono accorta che in tutti gli altri casi funziona benissimo. Non so se le cose abbiano davvero un ‘anima, ma sono convinta che il mio telefono si stia prendendo troppa libertà.